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Ant-Man – la recensione

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In un’estate come questa, ricchissima di pellicole divertenti e scacciapensieri, non poteva certo mancare una contromossa della Marvel. Nonostante la genesi più che complicata, arriverà a fine agosto anche nei nostri cinema Ant-Man, il supereroe Marvel in grado di rimpicciolirsi fino alle dimensioni di una formica, ma aumentando enormemente la propria forza.

Paul Rudd interpreta Scott Lang, un padre in cerca di redenzione agli occhi della sua famiglia, dopo un passato difficile che lo ha portato in prigione. L’occasione gliela fornisce Hank Pym (Michael Douglas), scienziato ex impreditore che gli commissiona un furto nella sua ex azienda, con l’aiuto della figlia Hope (Evangeline Lily). Usando una tuta creata dall’uomo anni prima, Scott potrà rimpicciolire e tentare di rubare una pericolosa arma militare.

La lavorazione davvero burrascosa faceva presagire il peggio, invece Ant-Man è un film ben fatto e molto divertente, che si poggia sull’ormai inossidabile formula Marvel, senza però godere della brillantezza di un Guardiani della Galassia. I suoi colpi migliori sembrano figli del duo di sceneggiatori Edgar Wright e Joe Cornish. Peccato davvero che il primo se ne sia andato per divergenze creative, rinunciando a dirigere il film in prima persona.

Ant-Man sarà nelle sale a partire dal 17 agosto. Aspettatevi camei da altre serie Marvel (e mi raccomando, rimanete fino alla fine dei titoli per ben due scene extra!)

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