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Humandroid – la recensione

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Johannesburg, un futuro sempre più vicino. Per far fronte alla criminalità più violenta ormai dilagante, le forze di polizia affiancano agli agenti umani degli speciali androidi in grado di proteggerli e aiutarli nella lotta al crimine. Il loro creatore però sogna di arrivare ad un’intelligenza autocosciente e capace di apprendere; clandestinamente istalla la sua creazione su un robot destinato a sopravvivere solo 5 giorni. Chappie, così rinominato dalla banda di ladruncoli che finisce per diventare la sua famiglia, ha l’intelligenza di un bambino ma capacità d’apprendimento impensabili per un uomo, che insieme al contesto violento in cui trascorre i suoi 5 preziosissimi giorni di vita gli insegneranno presto la malvagità insita nell’uomo. 

La maledizione di Neill Blomkamp è di avere esordito con quella che è ormai una pietra miliare del genere, District 9. Sebbene sia rimarchevole a livello visivo, sia per le animazioni delle componenti robotiche sia per gli scenari a metà tra Giappone futuribile e quartiere malfamato, Humandroid rimane un film con poco da dire e tantissimi personaggi poco utilizzati, che potrà interessare davvero solo agli amanti del genere.

Humandroid è da oggi nelle sale italiane.

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