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Italiano medio – la recensione

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Marcello Macchia, idolo del web sin dai tempi dei trailer a Mai dire e beniamino della critica dopo il sorprendente esordio televisivo su MTV con Mario, era praticamente destinato ad arrivare al cinema. Giusto il tempo di trovare un produttore che intercettasse il desiderio dei suoi fan di vederlo su grande schermo (e la possibile monetizzazione a basto costo), affiancato dagli amici e collaboratori di sempre noti con i nomi d’arte di Herbert Ballerina, Anna Pannocchia e Rupert Sciamenna.

A prima vista potrebbe sembrare il solito film sull’Italietta contemporanea del comico televisivo che prova la via del cinema, mentre invece è puro Maccio Capatonda. La storia di Giulio Verme, cittadino e ambientalista iper-responsabile diventato a causa di una pillola un tamarro volgare e ninfomane, sembra innanzitutto voler comunicare tra una gag e l’altra una condanna alla società in cui viviamo oggi nel suo complesso, dal popolino attaccano ai reality all’alta imprenditoria corrotta fino a quanti sono oltranzisti nel loro impegno civile e ambientale. Peccato che la carica più sovversiva e critic del film venga smorzata da un intento (un invito esterno?) a smorzare i toni e a riproporre spezzoni comici più vicini a quel filone di cinepanettoni che Macchia stesso demoliva nel suo trailer Natale al cesso.

Rimane comunque un film godibile e nemmeno troppo scadente a livello tecnico, con una resa forse non sempre cinematografica ma comunque dignitosa. Si può vedere e tutto sommato è un buon esordio, ma sicuramente Macchia ha le possibilità per fare molto di meglio.
Se invece siete dei fan di Maccio Capatonda, riderete fino alle lacrime per la riproposizione e la citazione della quasi totalità del suo repertorio. 

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