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Entourage – la recensione

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Il paragone tra le due creature di HBO Entourage e Sex & the City è davvero scontato, ma dopo che le cacciatrici di avventure e amori di New York sono sbarcate al botteghino con un film passabile e un ritorno così agghiacciante da negare ogni possibilità di un terzo capitolo, chi spunta sul luogo del delitto? Loro, l’entourage di Vincent Chase (Adrian Grenier), l’attore belloccio dal talento non meglio identificato che insieme ai suoi bros ha scalato senza difficoltà rilevanti la scala verso il successo.

Entourage è quantomeno onesto: sotto la guida di Doug Ellin, che ha creato, scritto e diretto la protesi filmica spiritualmente più simile alle ultime stagioni della show. Il film torna ad immergersi nella Los Angeles cinematografica che ha sempre amato raccontarci, quella dove etnie diverse dalla caucasica, donne meno che strafiche, malattie veneree e la necessità di lavorare duro per sfondare sono state perennemente bandite.

Tornano anche i tormentoni portanti della serie: Vincent che vuole fare un film, poi no, poi sì, Johnny Drama costantemente perculato dal mondo, Ari Gold che sfasa, Eric e Sloan che prima si mollano poi si mettono assieme. E brindisi, feste, bellone disponibili, successo assicurato, crisi economiche che durano minuti. E tutti vissero felici e contenti. 

Entourage è una pellicola pensata e indirizzata ai fan o a quanti trovano che i men rights activists non abbiano poi tutti i torni. Accettandone le premesse (passo non facile) è quasi indolore.

Lo troverete nelle sale italiane a partire dal 15 luglio 2015.

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