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Cake – la recensione

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Claire Bennett è una donna segnata dalla sofferenza: fisicamente, con vaste cicatrici che gli percorrono il corpo e un costante, atroce dolore che la segue ad ogni passo, e interiormente, con ondate di dolore che riversa astiosamente sulle persone come la circondano, in primis la governante messicana Silvana (Adriana Barranza). Claire tenta disperatamente di ritrovare un equilibrio, stringendo strani rapporti con sconosciuti incontrati per strada, coltivando la sua già forte dipendenza dagli antidolorifici e assecondando la sua crescente ossessione per Nina (Anna Kendrick), una compagna del gruppo di supporto suicidatasi di recente.

Non è raro che un attore hollywoodiano si ritrovi costretto a prodursi da sé un piccolo film per ritagliarsi una parte da assoluto protagonista, lontana dagli stereotipi imperanti ad Hollywood, più stimolante professionalmente e adatta alla stagione dei premi. Jennifer Aniston ci ha provato con il ritratto di questa donna incapace di scrollarsi di dosso il dolore che un evento insuperabile le ha lasciato negli arti e nell’animo. La sua prova è buona, ma viene affossata da una sceneggiatura caotica, senza uno scopo preciso e traboccante di stereotipi (vedi la governante messicana materna e timorata di Dio).

Cake uscirà nelle sale italiane il 7 maggio.

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