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Unbroken – la recensione

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Alla sua seconda prova dietro alla macchina da presa, Angelina Jolie persiste nell’ambientazione militare narrando l’incredibile odissea di Louis Zamperini (Jack O’Connell), immigrato italoamericano che da quasi atleta olimpico visse in prima persona gli orrori della seconda guerra mondiale e sopravvisse ai soprusi di un comandante giapponese (interpretato da Takamasa Ishihara) durante l’internamento in un campo per prigionieri americani.

A differenza di quanto si potrebbe credere, Angelina Jolie non deve aver tediato poi troppo Papa Francesco con il suo film: l’utilizzo di ottimi tecnici (i Coen come sceneggiatori e Roger Deakins come direttore della fotografia può scomodarli giusto lei) e una storia ricca di crescendo non lo rendono la proiezione ridicola di un ego spropositato come si potrebbe pensare.
Peccato che oltre a certe derive estetizzanti (tutto i soldati americani sono dei gran fusti a cui le privazioni alimentari non intaccano la tartaruga) la regista sia impegna a darci un messaggio a tutti i costi, dimenticandosi che lo spettatore può trarre da sé le sue considerazioni a fine film.

Un film molto lungo e pedante, ma nemmeno così tremendo. Se poi subite il fascino della divisa o del martirio laico, fa proprio al caso vostro.

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