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Centri massaggi orientali protestano contro il nuovo regolamento di Regione Lombardia

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MILANO – “Con un comunicato stampa pubblicato su diverse testate online, l’assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia ha diffuso una nota, avente ad oggetto la pretesa “rinuncia a procedere a giudizio da parte di alcuni centri massaggi cinesi a Milano”, in relazione ad un ricorso presentato avanti il Tribunale di Milano che denunciava la natura discriminatoria di un regolamento regionale, emesso ad hoc nei confronti dei soli centri massaggi benessere orientali, cinesi e thailandesi”. Lo si legge in un comunicato della Acemo, Associazione centri massaggio orientale di Milano.

“E’ un regolamento che ha colpito pesantemente ed ingiustificatamente tutti quei centri massaggi che svolgono la loro attività nel pieno rispetto della legge e delle regole. L’assessore Riccardo De Corato non ha mancato, come sempre, l’occasione per dichiarare la sua pervicace lotta alla prostituzione, quando oggetto del regolamento regionale sono i requisiti igienico-sanitari dei locali di lavoro dei centri di massaggio. Francamente sorprende che l’assessore abbia voluto diffondere una notizia che trovava fondamento in una mera ipotesi che non solo doveva avere ancora la sottoscrizione delle associazioni e delle ricorrenti, ma che attendeva ancora la formalizzazione finale da parte della stessa Regione Lombardia. Si rammenta che la rinuncia agli atti del giudizio – si ripete: se mai fosse stata formalizzata – è solo l’abbandono di uno specifico processo con facoltà della parte che ha rinunciato di presentare nuovamente l’azione giudiziaria. La parola “rinuncia” è un termine giuridico che esprime la possibilità di “abbandonare momentaneamente” la vicenda processuale per chi ha promosso il giudizio e per motivi e ragioni del tutto estranee e diverse al presumibile esito della causa”.

In Regione, dicono dall’associazione, “ben conoscono la posizione e l’impegno dell’Acemo, mirato alla riqualificazione dei
centri massaggi orientali (cinesi), conoscono perfettamente la condivisione del principio che chi sbaglia deve pagare, chi opera in locali igienicamente indegni deve essere chiuso, chi commette reati tipo lo sfruttamento della prostituzione deve essere perseguito, con gli strumenti idonei già disponibili. Il percorso scelto dalla Regione – ignorando le osservazioni dell’Acemo e della Fittm e le proposte di collaborazione – è stato radicalmente sbagliato ed il risultato è stato quello di colpire indiscriminatamente tutti coloro che esercitano questa attività nel rispetto della legge e delle regole con sanzioni sproporzionate.
Così sproporzionate ed illogiche da punire con una multa di 5.000 euro lo sfortunato operatore che, ad esempio, non ha tutti i rubinetti a comando non manuale, presenti nel proprio centro, oltre ai lavamani, anche doccia e vasca, come richiesto dal regolamento regionale. E tutto ciò non ha, ovviamente, nulla a che vedere con chi esercita l’attività di prostituzione. All’evidenza, coloro che esercitano una “avviata e redditizia” attività di prostituzione avranno più facilità e risorse economiche tali da pagare sanzioni e adeguarsi, rispetto alle attività che operano nella legalità.

19052020

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