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Uboldo, don Carlo racconta il suo papa Francesco

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UBOLDO – Ha affidato alla pagina facebook “Unità Pastorale Lambrugo – Lurago d’Erba” un commento a caldo scritto “il giorno seguente“, don Carlo Leo, per descrivere l’esperienza della messa del 9 gennaio concelebrata in Vaticano con papa Francesco e i momenti privati seguiti da cui traspaiono l’affetto per i parrocchiani con la consegna di alcune intenzioni di preghiera direttamente al pontefice.

“Il giorno seguente.
Ecco che don Carlo ci racconta come ha vissuto l’esperienza romana.

Alba molto raccolta e silenziosa in Santa Marta.
Un numero discreto di fedeli di una parrocchia romana, con i loro sacerdoti, 10 Sacerdoti a concelebrare, di cui 3 ambrosiani, presenti nella Cappella di Casa Santa Marta in Vaticano.
Con lieve anticipo sulle 7, il Santo Padre entra in Cappella da solo dalla Sacrestia, pronto per la Messa. Con voce sommessa dà inizio all’Eucarestia. Il silenzio e il raccoglimento accompagnano tutta la liturgia, molto semplice, quotidiana, tesa all’ascolto della Parola di Dio e al momento eucaristico. Nell’omelia il Papa invoca dallo Spirito Santo il dono della pace del cuore, che nasce dal dimorare con Gesù, e che è fondamento anche della necessaria pace mondiale, in questi giorni invocata. Ma… – chiede il Papa- “io sono seminatore di pace, senza giudicare, parlare male dei fratelli o sporcarli con parole cattive?”. La pace nasce da un cuore pacificato e silenzioso.
Dopo l’Eucarestia e il tempo del ringraziamento in cui il Santo Padre prende posto in cappella accanto ai fedeli, all’esterno, presso il Presepe allestito avviene il breve, intenso contatto personale: parlo al Papa, da solo, presentando brevemente le nostre parrocchie, le intenzioni di preghiera più care.

Insieme ad un mio scritto, consegno alcune lettere nelle sue mani, tra cui una lettera dei bambini di Lambrugo e uno scritto del Sindaco di Comune di Lurago d’Erba. Accompagna un dono tipico di Lurago, un vassoio intrecciato in vimini: simbolo della storia del paese, ma anche degli intrecci di storie, volti, persone, vicende, che costituiscono la nostra comunità nel tempo e lo sforzo di comunione.
Ho lasciato al Papa una offerta per la carità che Egli utilizzerà secondo i bisogni più urgenti e gli ho presentato tante medaglie della Beata Vergine, e alcune spille con le colombe dello Spirito Santo, che Egli ha benedetto. Sono per i malati, i fedeli, i ragazzi della Cresima… li porto a casa come segno di benedizione.

Una volta di più questa esperienza mi ha commosso per il bene che ha fatto a me e a tutta la mia cara gente: ho sentito una vicinanza, un affetto, una preghiera corale che porteranno tanto bene a tutti noi.

Grazie ancora perché siamo popolo di Dio che cammina dando speranza e futuro.”

15012020

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