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La teoria del tutto – la recensione

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Il 2014 è stato l’anno delle sofferenze sentimentali dei geni matematici al cinema. Dopo Alan Turing in The Imitation Game, arriverà il 15 gennaio anche nelle sale italiane La Teoria del tutto, ovvero una biografia di coppia del celebre fisico Stephen Hawking e della moglie, che gli è stata accanto sin dalle prime avvisaglie della malattia che ha fatto di lui anche un’icona.

Tratto dalla biografia della moglie Jane, il film è impreziosito dalla ricercata ed elegantissima regia di James Marsh, un regista poco noto da noi ma davvero capace. Qui ha saputo donare a un film drammatico un’eleganza cromatica senza tempo e un’aura romantica capace di sposarsi con i sentimenti dei protagonisti e di contrastare efficacemente con la dura condizione di Hawking. Sbalorditiva l’interpretazione di Eddie Redmayne (Les Miserables) intensa emotivamente e via via sempre più somigliante all’immagine di Hawking divenuta celebre nel mondo. 

L’unico difetto del film è la poco riuscita drammatizzazione della malattia del protagonista. Anche nei momenti più bui, i personaggi non sembrano pienamente coinvolti dalle loro vite e sembrano sempre prendere la decisione giusta in maniera automatica, tanto che la vita degli Hawking sembra quasi un filmino montato con solo i momenti più belli, le crisi mitigate dai colori pastello e dalla sensazione che sappiano già tutti come uscirne.

 

Un’ottima uscita cinematografica, che i cinefili attenti alle nomination degli Oscar non devono lasciarsi sfuggire: sentiremo ancora parlare di questo film quando le nomination saranno annunciate settimana prossima.

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