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Mistress America – la recensione

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Noah Baumbach torna a New York (o forse non se n’era mai andato), parlando di sogni, virtù e fallimenti dei suoi giovani abitanti. Stavolta al centro della scena c’è una trentenne cosmopolita e profonda conoscitrice di New York, la ‘Mistress America’ Brooke (ovviamente Greta Gerwig). Futura sorellastra di una giovane universitaria, saprà far uscire da una mancanza di prospettive la sorellina Tracy (interpretata da Lola Kirke), ambiziosa aspirante scrittrice che piomba inaspettatamente in una crisi d’identità appena sbarca nella grande città. Sotto la scorza luccicante della perfetta cittadina, anche Brooke ha dei problemi: è un vero e proprio ciclone di forza creativa e autodistruttiva, una lucciola nella notte che attrae lo sguardo di ogni personaggio che le passa accanto. La sua fascinazione risiede anche nella costante aura di fallimento annunciato da cui lei cerca inconsciamente di sottrarsi, fallendo miseramente.

Noah Baumbach torna a scrivere e dirigere un personaggio gestito a quattro mani con la sua affascinante compagna, Greta Gerwig, ancora una volta linfa vitale del suo film e motore del tutto. Anche se non siamo ai livelli del piccolo capolavoro Frances Ha, è davvero un’uscita imperdibile per gli amanti del cinema statunitense indie, ma non solo.
Noi de IlFuoriporta lo consideriamo il film imperdibile di questa settimana e vi consigliamo di recuperarlo in una delle quaranta sale che lo proietteranno questa settimana.

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