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A Vienna in mostra i baby mammut Khroma e Dima trovati in Siberia

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VIENNA – I famosi baby mammut “Khroma” e “Dima”, così come fossili di mammut nani morti 3700 anni fa, sono in mostra in Austria per la prima volta. Un evento per festeggiare il 125′ anniversario del Museo di storia naturale di Vienna.

Una grande mostra autunnale dedicata ad un animale iconico dell’era glaciale: il mammut, gli “elefanti venuti dal freddo”. I mammut una volta abitavano una vasta area che si estendeva dall’Europa occidentale all’Asia, al Nord America. Oggi, ossa di mammut, così come anche congelati resti di mammut e manufatti dell’età glaciale, ci dicono molto su come questi animali vivevano e morivano. Il contenuto del loro stomaco ha rivelato le piante che mangiavano e il loro habitat preferito. Nel corso dei secoli, le scoperte di resti di mammut hanno fornito l’ispirazione per idee fantastiche. Durante il Medioevo, per esempio, si è pensato che le loro ossa fossero le ossa di giganti. Abbiamo, come esseri umani, contribuito alla loro estinzione? E saremo, grazie alla genetica moderna, mai in grado di riportarli in vita?

I due punti salienti principali della mostra sono il primo scheletro completo di un mammut mai trovato (“Lensky Mammoth”) ed i resti del cucciolo di mammut “Khroma”, conservati per migliaia di anni nel permafrost siberiano. In mostra per la prima volta in Austria sarà anche la famosa mammut baby “Dima” e resti fossili di mammut che vivevano sull’isola di Wrangel in Siberia fino a un momento in cui la Grande Piramide di Giza in Egitto aveva già 1000 anni. Ulteriori mostre includono copie dei mammut lanosi,o “Ljuba” e “Mascha”, così come i resti mummificati e parti del corpo di altri animali conservati nel ghiaccio, tra cui il lupo, il cavallo, bisonti e rinoceronti. Molti degli oggetti in mostra sono in prestito dal Museo zoologico dell’Accademia russa delle scienze di San Pietroburgo.

I resti congelati di “Khroma” sono stati trovati nel permafrost del North Yakutia, Siberia, nel mese di ottobre 2008. Risalente a 45 mila anni, prende il nome dal vicino fiume Khroma; fu trovata in piedi, sepolta fino alle spalle nel suolo ghiacciato. Poiché gli strati superiori del suolo cominciarono a scongelare e furono erosi, parti del corpo vennero esposti. Un team di spedizione è arrivato nel maggio 2009 per scavare i resti, gran parte del corpo al di sopra della terra – tra cui la testa, il tronco e le spalle – era stata distrutta a causa dei predatori, molto probabilmente corvi e volpi artiche. Tuttavia, la parte inferiore del corpo era intatto ed è stata mantenuta in stato congelato da allora. Resti di latte di sua madre sono stati anche trovati nello stomaco e nell’intestino di Khroma. L’analisi del Dna e del tratto urogenitale mostrano che Khroma era una femmina. Queste scansioni hanno rivelato anche la causa della sua morte: la bocca di Khroma, cavità nasali, gola e trachea sono pieni di fango, indicando che era soffocato dopo essere caduto in un buco di fango od essere intrappolato sotto una colata di fango. Aveva solo circa due mesi quando morì. Khroma viene mostrato in una vetrina appositamente refrigerata.

Dima fu trovato nel 1977 da un operatore di bulldozer che lavora nell’industria aurifera, nella regione di Madagan della Siberia. Ha vissuto circa 40 mila anni fa e morì ad una età fra sei e dodici mesi. I resti mummificati includono tutti gli organi interni e il pene. Alla scoperta c’erano alcune piccole zone di pelo sulle orecchie e parti del corpo. Dima era alto un metro e mezzo e pesava intorno ai 110-115 chili. Ci sono diverse indicazioni che Dima non fosse in ottima salute quando morì, molto probabilmente soffriva di denutrizione, indebolito da una grave infezione e da una ferita sulla gamba anteriore. E’ probabile che cadde in una pozza di fango e fu così esausto che non riusciva a liberarsi.

La mostra prosegue sino al 2 marzo 2015.

04012015

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